Don Marco Rocci ci ha lasciati

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Si allunga tremante, sfiora il legno, si posa sulla stola. È la mano bagnata di lacrime di un anziano 98enne, incurvato su una carrozzina da un dolore che cava il cuore. Ai piedi dell’altare, nella basilica di San Giovanni Laterano, mercoledì scorso, papà Franco saluta per l’ultima volta quel figlio sacerdote, don Marco Rocci, morto improvvisamente a 58 anni, la settimana scorsa, durante un pellegrinaggio in Terra Santa con i suoi parrocchiani di Santa Barbara a Capannelle. Il corpo del suo Marco è chiuso in quella bara con sopra il Vangelo aperto, la stola, la promessa degli scuot, un berretto dei vigili del fuoco. Eppure, papà Franco ripete: «Mio figlio vive». È la fede incrollabile in Cristo e nella Resurrezione che quel padre ha insegnato al figlio. E che quel figlio, sacerdote, ha testimoniato in mezzo al suo popolo a Capannelle e, prima, nelle parrocchie Santa Maria Assunta al Tufello e San Luca al Prenestino. «La volontà di Dio a volte è misteriosa, incomprensibile al di là di ogni immaginazione. Come quando la morte arriva improvvisa e crudele», spiega il cardinale vicario Agostino Vallini durante le esequie, concelebrate con i vescovi Giuseppe Marciante, ausiliare per il settore Est, e Luca Brandolini, vicario capitolare della basilica lateranense, e 90 sacerdoti. «Ma noi siamo sostenuti dalla fede - aggiunge il porporato -. Il brano del Vangelo che abbiamo letto ci dice che si fece buio nell’ora della morte di Gesù, ma che quel buio non è l’ultima pagina della storia dell’uomo, perché Gesù è risorto. L’esperienza del buio e della luce è stata fatta da don Marco Rocci a Gerusalemme, dove la morte e la vita eterna lo attendevano». «Dio ci ha preparato a essere suoi figli - prosegue -, cioè a essere partecipi del suo stesso destino di vita. Per questa fede granitica don Marco ha annunciato il Vangelo della vita, illuminato nel suo cammino dalla Parola e dalla testimonianza».

Un dolore composto e sereno percorre i fedeli che riempiono la basilica, quasi volessero stringere quel parroco dal viso sempre sorridente con uno degli abbracci calorosi che dava loro. «Don Marco era una persona estremamente caritatevole, accoglieva tutti», ricorda Mario, di Santa Maria Assunta. «Era un uomo buono - aggiunge Paolo Bergonzini, di San Luca -: donava a chiunque incontrasse una parola di conforto e speranza». Come fece con George, un moldavo, incontrato 4 anni fa alla stazione Tuscolana a cui ogni mercoledì sera portava la cena insieme con il gruppo dei volontari. Quaranta persone, soprattutto giovani, che preparano e distribuiscono ogni settimana 140 pasti per i poveri dello scalo ferroviario. Oggi George è venuto a salutare quel prete che «per me è stata la vita». Ma resta in disparte, si avvicina un volontario e lo invita a prendere posto in prima fila: «Don Marco ne sarebbe stato contento». Poi aggiunge: «Anche oggi è mercoledì. Abbiamo preparato tutto e dopo la Messa andiamo alla stazione».

Mani impastate nella carità, quelle di don Rocci. Mani giunte nella preghiera per i suoi fedeli: «Ci chiedeva di pregare per la parrocchia. Era un vero sacerdote con un’anima da bambino. Per noi è stato padre, pastore, l’immagine della Provvidenza», sottolinea suor Guadalupe, superiora del convento di clausura delle religiose della Croce del Sacro Cuore di Gesù. Il feretro attraversa la navata sulle spalle di 10 sacerdoti fino al sagrato, dove il gruppo scout Roma 1 intona «Insieme». «In un nostro momento di difficoltà ci accolse dandoci fiducia», afferma Luca Di Paolo. «È riuscito a unire tutti i gruppi parrocchiali - commenta Giuseppe Bramati, l’organista -. Ogni sera di questa settimana è stata celebrata una Messa in suo suffragio con la chiesa piena di fedeli». Fino alla veglia di martedì, dopo il rientro della salma in Italia. Preghiere, canti e testimonianze si sono alternate fino a mezzanotte. Mentre nel portico sono affissi uno striscione e decine di ricordi, tra cui quelle dei bambini dell’oratorio per il loro «Dommi». A presiedere la veglia il vescovo Giuseppe Marciante, che sottolinea «l’umanità e i legami d’amicizia sincera con cui don Rocci è riuscito a riavvicinare alle fede molte persone». Come Marco: «Mi ha insegnato la carità e che la fede è un dono da chiedere a Dio nella preghiera». Vincenzo ricorda che «fece venire, per primo, le reliquie di Santa Barbara e abbellì la chiesa come mai prima». In una lettera inviata da Bogotà padre Wilton Sanchez, suo ex collaboratore: «Non vedremo più sfrecciare don Marco con il suo motorino per le strade di Capannelle; ora il nostro impegno è mettere in pratica il Vangelo che ha predicato tra noi».

Emanuela Micucci da "Roma Sette"